mercoledì 15 febbraio 2012
berlinale / giorno sei
lunedì 13 febbraio 2012
berlinale / giorno cinque

domenica 12 febbraio 2012
berlinale / giorno quattro

berlinale / giorno tre

venerdì 10 febbraio 2012
berlinale / giorno due
l'introduzione al film viene fatta da uno dei due curatori della retrospettiva, ed è ricca di aneddoti. Wladimir Schnejderow è una sorta di werner herzog ante litteram. è un regista perlopiù di documentari (the golden lake è il suo primo film di finzione) un po' folli: ha realizzato il primo film mai girato in sud arabia, idem nello yemen, ha girato un documentario sul primo volo della tratta mosca-tokyo (considerato talmente pericoloso che nessuno voleva essere ingaggiato nella troupe - ha dovuto lavorare da solo) e uno nel polo sud, dove ha rischiato di annegare.
solotoje osero è tutto sommato un film anche trascurabile. molto retorico, pomposo, ridondante (più volte gli stessi spezzoni vengono utilizzati-riutilizzati-ririutilizzati in momento diversi). le scene con gli attori sono talvolta girate in modo grossolano, con errori di ripresa e una recitazione quasi grottesca. quando l'eroe buono, dopo aver legato i cattivi a dei tronchi di betulla da lui precedentemente spezzati con una piccola ascia, trova anche le pepite d'oro (ovvero ciò che ha scatenato tutto il pandemonio cui il film ruota attorno) i tre cattivi gli dicono "ce l'hai fatta, ora sei anche ricco", lui prontamente ribatte fiero (gonfiando visibilmente il petto come si vede fare solo nei galli in pollaio - e notando che nel primo piano semba anche più pettinato che nel campo lungo) "questo oro non farà ricco me, ma il mio paese". lato strano invece è che la bella di turno, mariska, sia sempre lasciata da sola a saltare dai tronchi, a nuotare nelle rapide, a slegarsi dai lacci, a lottare con i cattivi, però quando alla fine sta per scendere da una comoda canoa, l'eroe protagonista non vuole che si bagni i piedi, la prende in braccio e la guarda mentre il sole splende alto nel cielo. (menzione d'onore va alle scene in cui infuria l'incendio nella foresta attorno al lago -per la cronaca era stata incendiata da uno sciamano colto da improvvise visioni-, la sensazione qui è -e presumibilmente è vera- che abbiano davvero incendiato parte di una foresta per fare quelle scene...). merita praticamente solo per i paesaggi in cui è ambientato (la fotografia è a tratti molto suggestiva).
Dewuschka s korobkoi (the girl with the hat box) di boris barnet è invece una commedia (muta) semplicemente stupenda, divertente, e incredibilmente moderna (ho esagerato? fa un certo effetto la sala esaurita e le risate che scoppiano fragorose in un film poco conosciuto, pur di un grande regista, in una retrospettiva): come concordiamo tutti -di 5 nazioni diverse - "the artist è già molto più datato di questo film". calcolando che il film di barnet è del 1927, la visione di questo piccolo capolavoro (nato su commissione per promuovere la vendita dei biglietti della lotteria statale) -specialmente in copia restaurata e accompagnata dal perfetto commento musicale live di gabriel thibaudeau al pianoforte- ha qualcosa di magico. tutto è perfetto: regia, (splendida) fotografia, scrittura, fino alle performance di tutti gli attori ( da scoprire o riscoprire Anna Sten e Wladimir Fogel, morto a 27 anni, incredibilmente espressivo e comico -nel senso alto del termine-, sopra tutti. ma anche l'ultima delle comparse sembra far esplodere il proprio talento).
giovedì 9 febbraio 2012
berlinale / giorno uno (anzi mezzo)
venerdì 3 febbraio 2012
berlinale2012 | prima della partenza
c'è chi si è comprato tre paia di calze termiche e ha intenzione di mettersele tutte contemporaneamente, c'è chi ha comprato un thermos (per il caffè caldo), c'è chi ha comprato tre paia di calze termiche anche per il thermos.
starò lì cinque giorni (9-14) e per ora so solo poche cose del festival di quest’anno.
so che conto di vedere tre film al giorno.
so che il film d’apertura del festival sarà les adieux a la reine (di cui so soltanto che ricostruisce le ultime 48 ore di vita di maria antonietta) di benoît jacquot (di cui non ho mai visto un film e so solo che era l’aiuto regista di marguerite duras). so anche che non ci tengo troppo a vederlo.
so che mike leigh (regista di happy go lucky e another year, già al cineforum) è il presidente di una giuria con nomi importanti, tra cui asghar farhadi, regista di una separazione (a rho martedì 6 mercoledì 7 giovedì 8 marzo | ore 21.00, orso d’oro la scorsa edizione e oggi in gara per l’oscar al miglior film straniero), charlotte gainsbourg e françois ozon (regista di potiche, la bella statuina, già al cineforum).
so che l’unico film italiano in concorso (almeno credo) è cesare deve morire dei fratelli taviani, girato in carcere con i detenuti nella sezione di massima sicurezza di rebibbia.
so che ho solo un film che voglio assolutamente vedere, ed è death row di werner herzog. so anche che dura 188 min, e il thermos di caffè potrebbe venire utile.
e poi so della retrospettiva, cioè so che vorrei vederne parecchi film, anche se poi forse è più utile che io veda film più, diciamo, contemporanei.
quest'anno la retrospettiva è dedicata a una storica casa di produzione russo-tedesca, la Mezhrabpom-Film, soprannominata “fabbrica del sogno rosso”, frutto dell’incontro tra il

ecco: vedere un bel film di quell'epoca mentre fuori soffia la brezza siberiana mi sembra un buon programma. vedremo cosa riuscirò a fare e cercherò di tenervi aggiornati.
se vedete nel programma qualcosa di interessante e volete mandarmi in avanscoperta, scrivete pure nei commenti e se riesco lo incastro nella giornata e poi vi dico.
a presto.
