giovedì 18 aprile 2013

Al cinema! Italo Clerici e Paolo Bergonzi



Poteva essere un anno tra il 1970 e il 1973, a una proiezione pomeridiana con una decina di amici o assimilati, in un cinema di Milano di un film che non ricordo assolutamente ma che per il periodo storico poteva essere tipo Piccolo Grande Uomo, Soldato blu o Lo chiamavano Trinità.
Durante la proiezione nel secondo tempo, si sente un po' di agitazione nei posti dietro di me e molte sommesse risate; mi giro e vedo alcuni amici inginocchiati tra la fila di poltrone che, con gli accendini accesi, cercano qualche cosa. "Cosa succede?" chiedo; mi dicono: "Andrea ha perso l'occhio!". In effetti Andrea aveva un occhio di vetro (che credo abbia ancora anche se non ci siamo più visti), ma non pensavo che si potesse perdere.
La maschera chiamata per fare luce con la pila, diceva di fare silenzio, di non prenderlo in giro e sembrava alterarsi. I miei amici lo chiamavano agitati dicendo ripetutamente: "Vieni che Andrea ha perso l'occhio!", ma lui sembrava non volerci credere. Non posso dimenticare la sua espressione inorridita quando ha illuminato la faccia di Andrea che aveva un'orbita incavata e vuota; del resto anche la mia non doveva essere diversa dato che era la prima volta che la vedevo. Dopo un momento di smarrimento, la maschera si è messa a cercare per terra facendo luce e alla fine la sfera colorata mancante è stata recuperata qualche fila più avanti dopo che altri spettatori erano stati fatti alzare e restituita al proprietario.
All'accensione delle luci alla fine del film che era passato in secondo piano un po' per tutti gli spettatori della nostra zona, l'occhio era magicamente al suo posto e, seppure nell'atmosfera surreale che si era creata, il pomeriggio al cinema era stato uno dei più tragicamente divertenti.
Non so ancora adesso come si faccia a pulire un occhio di vetro e non voglio neanche sapere come aveva fatto Andrea a gestirlo così velocemente.   

Italo Clerici,
Italia


A mio padre il cinema piaceva un casino. Poco gli importava che io avessi cinque anni: al cinema Argentina davano rassegne di film fantascienza e dell’orrore e non si poteva proprio mancare.
Quella volta era di fantascienza, e all’ingresso gli avevano fanno un po’ di storie perché io ero troppo piccolo e il film era come al solito vietato ai minori di 14: io ne avevo meno di un terzo. Lui li aveva convinti ancora una volta: “io sono suo padre e garantisco io per lui”. C’erano le navicelle, volavano nello spazio, il papà mi spiegava ogni dieci minuti cosa stava succedendo, ma era tutto bellissimo: a un certo punto una camminava sul soffitto, una magia!  Era 2001: Odissea nello spazio.

Paolo Bergonzi, esercente cinematografico barz and hippo
Italia
 


Al cinema! Andreas Baumann e Alexander Graeff




Bene, la proiezione per me più emozionante l’ho vissuta nella primavera del 2000 con un film per bambini, un grande successo in Germania: i Pokemon. In quel momento ero il capo operatore di una sala cinematografica con 8 schermi a Waiblingen (TraumpalastWaiblingen).
Abbiamo pubblicizzato la proiezione speciale per i bambini in collaborazione con un grande negozio di elettronica. Il negozio ha distribuito buoni gratuiti per i bambini dei loro clienti.
Nei giorni prima della proiezione, i ragazzi si sono azzuffati pur di ottenere questo buono ... e così abbiamo dovuto ampliare il numero di proiezioni, e ogni proiezione era completamente gremita di... bambini!
Ero io il proiezionista di quel film. I bambini hanno atteso e quando ho spento le luci, la sala al gran completo con 270 bambini ha iniziato a gridare, applaudire e piangere ... I popcorn stavano volando su tutti i posti ed è stato uno scenario incredibile. E 'stato divertente osservare i bambini reagire in questo modo alla proiezione ... estremamente entusiasti.
Mi piacerebbe che cose come queste accadessero più spesso oggi... soprattutto per gli adulti.
Qualche volta gli adulti possono imparare molto dai bambini.

Andreas Baumann, Marketing Manager Lochmann Filmtheaterbetriebe
Germania




Una delle proiezioni più memorabili cui abbia assistito è stata quella di Bastardi senza gloria al cinema Max Linder a Parigi, il 19 agosto 2009. Non solo mi è piaciuto molto il film ma era anche la prima volta che sono andato al cinema durante la mia prima lunga permanenza a Parigi. Mi piace molto quel cinema, con i suoi interni neri, le pareti scure e le sedie che sembrano assorbire tutta la luce. Il cinema Max Linder ha un meraviglioso soppalco da cui si gode di una vista diretta sullo schermo. Tutto questo è successo prima della digitalizzazione, e così ho guardato una delle ultime belle proiezioni analogiche di questo cinema.

Alexander Graeff, spettatore / temporaneamente produttore
Germania






original english text
Well, my most impressive screening I had in the spring of the year 2000 with a kids movie and a huge trend in Germany called "Pokemon". At this time, I was a technical leader of a cinema hall with 8 screens in Waiblingen (Traumpalast Waiblingen).
We announced a screening for kids in cooperation with a big electronic store. The store made free vouchers for the kids of their customers for free. In the days before the screening, the kids struggled a lot to get such a voucher... we had to expand the number of screenings and every screening was
fully crowded with... kids! I was the guy, who projected the movie. The kids waited and when I turned of the lights, the complete screening room with 270 kids started to cheer and clap and cry... popcorn was flying all over the seats and it was an amazing scenery. It was funny to observe the kids, reacting on this way on a screening... extremely enthusiastic.
I would wish, that things like this would happen today more often... especially for adults. Sometimes, adults can learn a lot from the kids.
Andreas Baumann, Marketing Manager Lochmann Filmtheaterbetriebe

Germany

One of my memorable screenings was the screening of Inglourious Basterds at the cinema Max Linder in Paris, the 19th of August 2009. Not only that I liked the movie very much but it was also the first time I went to a movie theatre during my first long habitation in Paris. I really love the cinema with its black interior, dark walls and chairs that absorb all gratuitous light. Max Linder has a wonderful mezzanine from where you have an overwhelming direct view onto the screen. And it was before the digitization, thus I watched one of the last beautiful mechanical projections in this cinema.
Alexander Graeff, spectator / momentary producer
Germany




Al cinema! Tommaso Pitta e Chiara Agnello



 Mi ricordo che da piccolo sono andato a vedere Batman di Tim Burton solo con mio padre. Avevo 5 anni. Verso l'inizio c'è la scena di una riunione in cui Joker carbonizza tale Antoine con una stretta di mano: "Beh Antoine, nessuno vuole la guerra. Se non ci mettiamo d'accordo, una stretta di mano e finisce lì". Mi ha talmente terrorizzato che ho cercato rifugio sotto i sedili, e mio padre ha poi dovuto portarmi fuori dal cinema. Ma il film mi stava piacendo moltissimo.

Tommaso Pitta, regista
Italia (temporaneamente in Inghilterra)



Un pomeriggio di un sabato del 1982, io ero una bambina di 8 anni che insieme alla sua famiglia si recava al cinema per vedere il nuovo fenomeno... ET il nanetto extraterrestre che stava stregando grandi e piccoli di quel periodo. Il cinema strapieno costrinse mio padre a cercare tutti i posti per i 5 membri della mia famiglia e a me ne capitò uno lontano da tutti gli altri: STAI FERMA QUI, GUARDA IL FILM E APPENA SI ACCENDONO LE LUCI VENGO A RIPRENDERTI. Io molto perplessa, quasi impaurita, rimasi in silenzio seduta accanto a degli sconosciuti, guardando un film per la prima volta non a cartone animato. Ci volle poco per essere totalmente rapita dalla storia, da quei bambini attori, dalle biciclette che volavano, da quel buffo cumulo di pelle secca con due grandi occhioni e un dito illuminato. Seguii la trama appassionatamente senza più pensare a dove diavolo fosse finita la mia famiglia. Che mi ritrovò grazie alle mie urla di gioia e ai miei applausi quando la piantina con i fiori riprende vita (segnalando che ET è ancora vivo). E' stata la prima forte emozione al cinema. Ne sono seguite altre ma mai come quella primaria. Ancora oggi Spielberg rimane uno dei miei registi preferiti.

Chiara Agnello, casting director
Italia

mercoledì 17 aprile 2013

Al cinema! Evelin Stark

La mia esperienza cinematografica più memorabile è legata a quanto successo molti anni prima - il film che mi ha fatto capire la magia del cinema, Ardente Paciencia dell’autore e regista cileno Antonio Skármeta. Dove sono cresciuta non c'erano cinema in giro, e quindi la mia unica possibilità di vedere film era in TV. Un giorno facevo zapping e sono finita a guardare questa scena in cui il goffo postino del film di Skármeta cerca disperatamente di trovare una metafora per la bellezza della donna che sta ammirando, usando Pablo Neruda come suo suggeritore (sì: Il Postino si basa su questo pellicola!). Che bella storia - così semplice, così poetica, così magica!
Non avevo registrato il film, così ho comprato il libro con lo stesso titolo dello stesso autore, e l’ho letto più e più volte, ricordando ogni scena del film. 
Circa dieci anni dopo, ero una studentessa a Innsbruck, e facevo la volontaria al festival del cinema (lo stesso di cui oggi sono curatrice), e Antonio Skármeta in persona è venuto al festival per presentare Ardiente Paciencia all’interno di una retrospettiva! La prima occasione che mi si è presentata per vedere questo film dall’inizio è stato il momento in cui ho incontrato il suo creatore! Ho ancora la pelle d'oca nel ricordare questo momento! Ovviamente ero così entusiasta di vedere finalmente quel film sul grande schermo che non riuscivo a spiccicare una parola. Ma alla fine gli ho portato il libro e chiesto l'autografo. Lui mi ha guardato negli occhi e ha scritto: "Para Evelin: Los puntitos en los ojos - Maravillas que! El puntito Chileno, Antonio", ecco la mia metafora personale con l'uomo che mi ha svelato la poesia del cinema per la prima volta.
Evelin Stark, co-director Innsbruck International Film festival 
Austria


original english text
My most memorable cinema experience is related to many years before – the film that made me realise the magic of cinema, ARDIENTE PACIENCIA by Chilean author and director Antonio Skármeta. Where I grew up there was no cinema around, so my only chance to see films was on TV. One day I zapped through the channels and ended up on this scene of the clumsy postman in Skarmeta's film trying hard to find a metaphor for the beauty of the woman he admired, using Pablo Neruda as his advisor (yes, IL POSTINO is based on this film!). What a beautiful story – so simple, so poetic, so magical! I hadn't taped the film, so I bought the book with the same title by the same author and read it over and over remembering every scene from the film. About ten years later, I was a student in Innsbruck volunteering at the film festival (the one I am now working for as a curator), Antonio Skármeta himself came to the festival to present ARDIENTE PACIENCIA in a retrospective! My very first chance to see this film is the moment I meet its maker! I'm still getting goose bumps remembering this moment! Of course, I was so overwhelmed by finally seeing the film on the big screen, I could hardly say a thing. But I brought the book and asked for his autograph. He looked me in the eye and wrote: „Para Evelin: Los puntitos en los ojos – que maravillas! El puntito Chileno, Antonio,“ my own personal metaphor by the man who made me see the poetry of cinema for the first time.

Una raccolta globale di ricordi al cinema (la faccenda m'è un po' sfuggita di mano)

Il mio ultimo post nasceva con la rassegnata idea che nessuno avrebbe mai partecipato con i suoi ricordi alla mia proposta. Infatti nessuno (o quasi) ha commentato il mio post, in compenso ho ricevuto alcuni ricordi via mail. Allora, così, per avere racconti un po' più vari ho mandato una mail a 7 miei cari amici stranieri per chiedergliene uno a loro. Una di questi, Sylvie, s'è appassionata al progetto e ci siamo un po' galvanizzati a vicenda. Allora ho mandato la richiesta via mail ad amici italiani e non, e sono arrivati a pioggia ricordi di proiezioni da tutta Europa. Anche Sylvie ha iniziato a raccogliere ricordi di altri e l'idea è quella di crearne una raccolta. Lei li userà come microracconti da far leggere agli spettatori del cinema per cui lavora, a Parigi, ma vorremmo anche metterli online, un contenitore in divenire, aperto sempre a nuovi arrivati da qualsivoglia paese.

Ovviamente quando mi arriveranno i ricordi in inglese cercherò di tradurli, ma non essendo un traduttore farò molti sbagli, imprecisioni o semplicemente cambierò l'ordine delle parole o le sfumature della frase. Predicando da anni contro il doppiaggio non potrei razzolare male in questo caso: così sotto la mia traduzione riporterò in corsivo il testo originale. Stessa cosa farò traducendo i racconti italiani in inglese per passarli a Sylvie. Qualche volta l'autore vorrà restare anonimo e quindi metterò solo la provenienza geografica oppure, se indicato, uno pseudonimo.

I ricordi, a coppie di due, popoleranno i prossimi post. Per ora inizio qui di seguito con due spettatori del cineforum di rho.

1)
io mi ricordo di una volta in cui io e Bibi ci accomodiamo, arriva una signora cotonatissima e noi ci guardiamo, ci sentiamo furbe e ci sediamo altrove. senza accorgerci, sfortunatamente, che il tizio seduto di fronte a noi, oltre ad essere incommensurabilmente brutto, aveva i capelli più cotonati della signora. Abbiamo riso per 20 minuti, ovviamente perdendoci l'inizio del film.
Francesca Campini, avvocato
Italia

 2)
Avevo forse 22 anni e conosco un ragazzo. Usciamo ed andiamo al cinema. Probabilmente lui nutriva qualche interesse non propriamente cinematografico, io sicuramente no. Io uscivo per andare al cinema, l'Italia di Vercelli (oggi purtroppo chiuso). Lui oltretutto veniva da fuori. Ovviamente il titolo lo scelgo io, "Morte di un commesso viaggiatore". Penso mi abbia odiato. Siamo usciti ancora qualche volta, non al cinema, e poi più nulla. Il film non me lo ricordo neanche. Penso di aver dormito anche un po’. Come ricordo forse non è granché, ma tant'è.
Osbourne Cox, spettatrice del cineforum di rho
Italia

sabato 13 aprile 2013

Finalmente succede qualcosa! (ovvero storie di proiezioni)

Presentando Qualcosa nell'aria al cineforum, mi sono accorto di quanto la visione di un film sia soggettiva e allo stesso tempo fortemente influenzata dalla visione collettiva. Detto così sembra una marzullata bella e buona, lo ammetto. Mi spiego meglio.
Visto in un determinato momento (non dico personale, ma certo, anche quello conta non poco) e in una determinata proiezione/occasione, e insieme a diversi colleghi spettatori, un film può essere visto in modo molto (completamente a volte) diverso. Qualcosa nell'aria lo vidi a Venezia, venivo da tre film molto lenti (Leones, Boxing day e Tango libre: nessuno dei tre poi mai uscito in Italia che io sappia - nessun rimpianto) e mi era sembrato un film leggero, piacevole e con un gran ritmo. A rivederlo mi son dovuto un po' ricredere. C'è anche da dire che alla proiezione a Venezia avevo fatto amicizia con alcuni ragazzi mentre aspettavo in fila all'ingresso e avevo visto il film con loro, chiacchierando un po' nei punti morti (Ghezzi che dormiva come al solito seduto due file più avanti). Le sedie erano comodissime e non escludo di aver dormito a intermittenza. Possibilissimo.
Insomma questa banale riflessione era per provare a lanciare una raccolta di vostri racconti su proiezioni cui siete affezionati o che ricordate per qualche motivo divertente o, perché no, emotivo. Se non volete pubblicare commenti al post per motivi tecnici (in molti non sanno come si faccia e li capisco benissimo) o non volete apparire con il vostro nome potete inviarmeli -bastano anche due righe eh- a francesco.clerici@barzandhippo.com e li pubblicherò nei post seguenti in forma anonima.
Non sto parlando di ricordi legati al film, o non per forza. Semplicemente a proiezioni che per un motivo o per un altro vi sono rimaste impresse. Spesso anche un film molto brutto (direi anzi soprattutto) rimane indimenticabile per averlo visto in una sala piena che diventa una bolgia di sarcasmo.
Intanto ci provo io, dopo aver sfogliato un po' di ricordi. Lascio stare i film involotariamente comici ma che si prendono sul serio, tipo Flowers of war (di Zhang Yimou) o To the wonder (di Terrence Malick), perchè di proiezioni così, che finiscono in risate che alcuni vicini posso prendere in modo più o meno polemico, ce ne sono ad ogni festival e in ogni cinema (ps: e se invece sono d'accordo con voi è uno spasso perché si crea subito un'intimità di sguardi che solo al cinema di fronte a un'esperienza comune può nascere con quelle modalità). 
Scelgo le prime 3 proiezioni che ricordo, per questo o quell'altro motivo.

1) Luogo: Pola Film festival (proiezione all'aperto). Quando: due estati fa.
Per questa esperienza (in realtà a tutta questa estate cinematografica che è poi quella delle mie prime giurie) rimando, per chi volesse, a QUESTO LINK, che comprende anche ciò che sto per raccontare. 
Allora, premetto che gran parte del merito va al luogo: l’anfiteatro di Pola è il sesto più grande al mondo ed è il simbolo della città. Un piccolo (?) colosseo costruito sotto Augusto per ospitare combattimenti tra gladiatori. Oggi ospita le proiezioni all’aperto del Pola Film Festival (e numerosi altri concerti ed eventi). Cinema al posto di gladiatori. Luce al posto del sangue. La faccenda si fa troppo poetica quindi meglio ritornare alla cronaca. Lo schermo è lungo 18 metri e alto 9, il proiettore è un Barco 2k su sistema Doremi capace di proiettare sullo schermo a 76 metri di distanza con una potenza indicibile di Watt. Ok, traducendo: il proiettore è una bella bestia che getta fasci di luce così forti sullo schermo (gigante) che è stato necessario apporre delle barriere (4) per far sì che non sia possibile per il pubblico, nemmeno per sbaglio, guardare con gli occhi direttamente nella luce della lampada. Altrimenti si diventerebbe ciechi all’istante.




Alle ore 23.30 inizia Harry Potter e i doni della morte parte seconda. Filmone. Nessuno del nostro gruppo è un fan di Potter, ma la proiezione è talmente pazzesca che decidiamo di dargli una chance. Attorno a noi, nell’anfiteatro romano che ha visto i gladiatori e il loro più o meno poetico sangue, ci sono 9000 persone che ridono e applaudono a ogni scena d’amore, a ogni bacio, a ogni piccola vittoria o sconfitta del loro beniamino Harry. lo ripeto per motivi di pathos: 9000. Immaginatevi uno stadio di persone che pende dalle labbra di un protagonista. L’attenzione della gente, il loro trasporto, è palpabile e la proiezione è talmente incredibile da non poter staccare gli occhi dallo schermo. L’atmosfera attorno alle magie di Harry è cupa e ancora più cupa è quella che arriva dal mare, dietro i finestroni romani dell’anfiteatro. Tutte le previsioni danno pioggia. Il film è stato in forse fino all’ultimo, ma alla fine c'erano troppe persone per rimandare. I tuoni del dolby surround si mescolano con quelli che frustano il mare là dietro, ed è impossibile distinguere dove finiscano gli uni e inizino gli altri. Lo scrosciare incessante della pioggia si avvicina verso riva, e dalla riva verso la strada di fronte all’ingresso. Alcune famiglie iniziano ad aprire gli ombrelli. I cofani  delle macchine parcheggiate iniziano a far risuonare il tamburellio sempre più fitto della pioggia mentre Voldemort digrigna i denti (pochi e cariati) per intimorire il piccolo Harry. Ma la pioggia non riesce a varcare lo spazio circolare, le mura dell’arena. Il cielo lampeggia e gli risponde la potente luce della lampada del proiettore che vomita fasci bianchi sullo schermo ben fissato alla struttura di ferro (che sembra non sentire il vento che nel frattempo s'è alzato).  L’atmosfera gotica del film sembra invadere lo spazio fuori dai limiti del telo e va a coinvolgere il cielo sopra Pola. Le sedie non sono comodissime, i bambini verso le 2.00 a.m. accusano i primi segni di stanchezza, qualcuno di tanto in tanto urla a vanvera per riattizzare il fuoco della tensione (che va via calando). Ma la suspance del film è amplificata dal dubbio: pioverà anche sopra di noi? La risposta è no, ed è un evento che ha del soprannaturale. Potteriano, direi. Il film finisce in un modo tra il grottesco e il ridicolo, e fa contenti tutti. Sono le 2.15. Il cielo sembra essersi definitivamente rasserenato e la luna brilla in uno strappo blu con alcune stelle a farle compagnia. Le macchina bagnate e le pozzanghere attorno ai tombini restano ad abbaiare alla luna mentre la notte dei tre proiezionisti è appena cominciata: smontano la pellicola, provano gli obiettivi e i film in digitale del giorno dopo. La loro notte sembra iniziare dove finisce la nostra di spettatori.

2) potrei scegliere una delle tante proiezioni della barz and hippo, stando dalla parte di chi organizza e che poi vede il film insieme al pubblico, ma per motivi di location forse sceglierei quella che si può vedere in questo video qui di seguito. Così, anche perché avendone fatto il video, da pigro qual sono, risparmio sulle parole da usare. Il film era Delitto sotto il sole, il luogo Forte dei Marmi, l'anno il 2010.

 

Sarebbe bello che Paolo, Paola e Davide raccontassero le loro proiezioni preferite, perché ne hanno molte più di me da ricordare. Alcune sono mitologiche già nei loro racconti: tipo Napoleon di Abel Gance su 3 schermi affiancati (come era stato pensato in origine) con l'orchestra dal vivo alle giornate del cinema muto di Pordenone (se non ricordo male), oppure le numerose proiezioni di Titanic con la gente che si ammassa per rivedere il film per la sesta volta. E così via.


3) luogo: Cinema San Carlo (oggi chiuso), Milano. Avevo esattamente tredici anni.
Decidiamo di portare le ragazzine che stiamo broccolando al cinema. Ovviamente lo stereotipo vuole che il maschio macho proponga un film horror, così da far aggrappare la compagna stretta stretta. Io non ho mai portato nessuna al cinema ancora, a dire il vero non è nemmeno molto che ho dato il primo bacio, e sarà la terza o quarta volta che vado al cinema in tutta la mia vita. Il ritardo era una parte essenziale del mio carattere, già da allora. Insomma vada per Scream. Era il 1996. In sala non c'è quasi nessuno. Dopo 15 minuti il mio socio sta limonando la spasimata come se non ci fosse un domani. Io dopo 15 minuti sono preso da una paura esistenziale che quello dietro di me sia un assassino, uno di quelli un po' pervertiti che vuole uccidere le sue vittime al cinema in contrappunto a ciò che avviene lo schermo. Ha un respiro pesante e sembra grugnire. Un po' sono preso da 'sto film un po' dalla paura dietro, e quindi non posso vincere entrambe le tensioni emotive e in più battere anche la mia timidezza. Esco stressatissimo. Il tipo dietro di me è un signore effettivamente strano, ed è da solo al cinema, il che è comunemente risaputo essere prova già di per sé di pervesione indubbia (chissà cosa pensarebbe l'IO di quell'età di uno come me oggi!). Ma non era un assassino, forse era solo seccato per la bruttezza del film e, all'uscita, se ne va camminando in Corso Vercelli. Il mio amico continua imperterrito a roteare lingue a mulino, la mia amica (e tale rimarrà) finge che le sia piaciuto il film e io non vedo l'ora di tornare a casa. Non è un ricordo felicissimo ma è divertente, visto ora, ad anni di distanza. Sono stato indeciso per il terzo posto tra questo e Twister, visto in un piccolo cinema di Erba con mio papà e mio zio: credo sia stato il primo film che io abbia visto con mio papà al cinema.

In tutti i casi (forse tranne il 2), si può facilmente notare che si tratta di film dello spessore artistico-culturale di un romanzo Harmony. Nella storia più recente (ho inziato molto tardi -questo conferma il mio essere in ritardo già provato dalla visione di Scream-) a vedere film più "belli", e posso citare (dopo cotante ciofeche devo tentar di alzare un po' il livello): Miracolo a Le Havre visto in apertura del Sarajevo Film Festival con davanti a me André Wilms (l'attore principale) e dietro Wim Wenders, Faust visto a Venezia in una sala Darsena totalmente gremita nonostante la rottura del condizionatore a metà film, The girl with the hatbox nella sala 8 del CinemaXX alla Berlinale di un anno fa, con un pianoforte ad accompagnare dal vivo (di Gabriel Thibeaudeau). In ultimo citerei: People mountain people sea (che potete vedere in cinese sottotitolato in cinese QUI: so che non vedete l'ora), film molto lento -ma anche affascinante- visto a Venezia con il regista in sala e la sala che prende inspiegabilmente fuoco (in senso letterale: c'è stato un incendio) e alcuni del pubblico che dicono "ooh finalmente succede qualcosa!"

FINALE: a celebrazione della visione condivisa ecco un breve corto dei fratelli Dardenne



venerdì 29 marzo 2013

di Django Unchained e del piacere della visione condivisa

A vedere Django Unchained son venuti in tanti. Fedeli tesserati ma anche molti giovani che raramente si affacciano in quel del cineforum. Con qualche episodio degno di una piccola nota.

Un capogruppo ingellato con capelli-sindrome-El-Shaarawy (diciott'anni circa) mi chiede "In quale sala è?", forse ormai abituato ai grandi edifici dei multiplex: io non mi scompongo "Django Unchained è qui a sinistra, sala rossa", celando la realtà, ovvero che le altre stanze sono: un bar chiuso da almeno un anno, due bagni, uno sgabuzzino, un posto ritrovo della banca del tempo e un altro per altre attività sociali, l'ufficio di Cosimo, e una piccola sala conferenze ("la sala verde"). Insomma, diamoci un tono: ci sono la sala verde e la sala rossa.
Un altro ragazzo fa per entrare ma poi mi domanda "scusa ma m'han detto che qui c'è uno che parla prima, è vero?". Gli chiedo (stupidamente) in che senso "parla" prima. Lui intende presenta il film. Ovviamente ben mi guardo dal dirgli "sì stasera sono io quello che parla", ma confermo: il film è preceduto da 5, 10 minuti di introduzione. Lui sembra sollevato "Ah bella così vado a farmi un kebab prima, e anche se arrivo 10 minuti dopo fa niente". Sorride e fa per andarsene. Ci ripensa un secondo: "scusa ma poi, nel caso, posso entrare con il kebab?"
Una fedele spettatrice del cineforum mi domanda un po' spaventata "ma mi aspettano tre ore di bagno di sangue?": per prepararla al peggio -esagerando- le rispondo "sì!". All'uscita la stessa spettatrice, visibilmente toccata, mi dice: "Maccome bagni di sangue?!! è una bellissima storia d'amore!" segue romantico sospiro, Uuh... Sono d'accordo con lei, sia con il bagno di sangue sia con la storia d'amore e mi accorgo che lavorandoci, con Django, il mio punto di vista cambia.
Per la cronaca il ragazzino del kebab (che non mi ha visto presentare e non rimarrà al dibattito), uscendo, mi strizza l'occhiolino e approva "Figo oh 'sto film". Sono tentato di rispondergli "Bella", così, per approvazione reciproca.

La prima volta che l'ho visto non mi ha mica entusiasmato: la parte finale l'avevo trovata lunga e stiracchiata. Venti, trenta minuti di troppo in generale. Le apparizioni della bella (?) Broomhilda un po' stoppose. Il compiacimento autoreferenziale tarantiniano piuttosto altino, dalla ricerca dei personaggi "eccentrici a tutti i costi" alle scene videoclip con spruzzi di sangue che sembrano fatte apposta per non deludere i suoi fan. Ho profondamente odiato la canzone di Elisa-Morricone e la recitazione (?!!) di Franco Nero. Detto questo, mi ero divertito, ma non entusiasmato. 

Eppure alla fine dei tre giorni di presentazione, sarà per gli episodi come quelli raccontati prima, sarà per le risate in sala, o il sorriso di complicità degli spettatori all'uscita, o per l'aria di primavera (?!!!), e alla fine ho cambiato idea sul film. Non può non essermi piaciuto se, nascosto in sala (come fa spesso Tarantino per testare se il suo film funziona, poco dopo l'uscita), ho visto: signore sganasciarsi dalle risate -battendosi le mani sulle ginocchia- mentre Django spara a tutti nella casa di Candie, su questa musica qui


ragazzini di 10 anni esultare sull'esplosione finale mentre qualche fila più indietro tre persone (adulte), proprio di fronte a me, hanno tentato di frenare uno strano, irresistibile, impulso ad applaudire per il finale catartico che -è vero- è esattamente quello che si aspettavano, ma che non vedevano l'ora di sperimentare. 

ps. ciò detto, le più grandi soddisfazioni, da spettatore e da lavorante, a questo giro, mi sono state relagalate finora da La bicicletta verde.