giovedì 5 settembre 2013

venezia 70 / premessa

Ecco che sono in treno pronto per ritornare alla "realtà".
Questa volta ho lavorato per la CICAE fino all'1 settembre (compreso), per cui ho visto film perlopiù dal 2 al 4. Insomma, in totale i film che ho visto sono circa 15, non tanti, ma abbastanza per dire che la disorganizzazione del personale era superlativa come sempre, ma la qualità media dei film era abbastanza buona. Oppure sono stato semplicemente più fortunato dell'anno scorso nelle mie scelte.
non sono riuscito a vedere tutto ciò che avrei voluto ma non mi posso nemmeno lamentare, del resto sono sempre riuscito a entrare alle proiezioni, complice anche un evidente (lo dico come colpo d'occhio senza avere alcuna statistica o dato ufficiale) calo degli spettatori. 
E come tutti gli anni, in prossimità del Toronto Film Festival, un buon 50% (forse anche di più) dei giornalisti e professionisti vari lascia il Lido con i suoi formicolanti turisti indemoniati alla ricerca di uno sguardo, anche brevissimo, di Scarlet Johansson per andare oltreoceano.

Non che anche stavola non si siano viste delle ciofeche rare, ma per quello che mi riguarda restano un numero accettabile, tutto sommato. 
dividerò i prossimi post in 
1) RUMORS: suggerimenti vari di persone che conosco e di cui mi fido (per la croncaca: quelle di cui mi fido davvero sui film sono due o tre circa. al mondo intendo).
2) INDIFFERENZA O SIMILI: film che mi hanno lasciato totalmente indifferente, mediamente indifferente o che non mi sono sembrati particolarmente belli.
3) VORREI MA NON POSSO: film brutti e tendenzialmente pretenziosi
4) VALE LA PENA: film che mi sono piaciuti e che vorrei il pubblico vedesse

parto nel dire che avrei tanto voluto vedere DIE ANDERE HEIMAT (230' - fuori concorso) ma che le tempistiche me l'hanno impedito. Se dovesse uscire al cinema sono certo valga la pena vederlo. Se dovesse uscire in dvd ne consiglio la visione, magari anticipata dalle altre 3 serie. 
Ecco ora che ho detto la mia cosa nerd posso passare al resto. 





giovedì 9 maggio 2013

Storie di maniaci e (presunti) casinisti al cinema - Marco Verdura e Osbourne Cox



CINEMA E FUSTAGNO
Il mio primo anno di liceo ci fu una settimana di "autogestione", in cui gli studenti più volenterosi proponevano attività culturali al resto della scuola.
Mi ricordo che un ragazzo aveva organizzato il cineforum. Aveva preso la cosa molto sul serio, invece di un televisore si era procurato un proiettore e con dello scotch nero aveva rattoppato i buchi delle persiane così che il buio "in sala" fosse totale. E in questo buio totale ci spiegava come lui ci teneva tantissimo a farci vedere Satyricon di Fellini, che era un film capitale. Un film difficilissimo, aggiungeva, che richiedeva la massima concentrazione. Noi ci concentravamo, quello era un liceo classico e in quella stanza eravamo un po' tutti intellettuali bonsai, vestiti di velluto e fustagno. Tutti tranne un ragazzo e una ragazza che si erano imbucati in quell'aula per baciarsi e ridere e farsi i fatti loro. Ma quando a un certo punto delle loro evoluzioni fecero cadere, con gran baccano, un casco di motorino appoggiato su un banco, il ragazzo cinefilo si alzò di scatto, accese la luce e disse - "fuori" -  indicando dietro di loro. "Io?" gli chiesi timidamente, e volevo aggiungere, "Io che sono vestito come un piccolo Godard?". E lui: "sìsì, tu là in fondo, basta fare casino".
Non l'ho mai più visto Satyricon. Ma se al cinema sentite qualcuno che fa casino, giuro, non sono io.
Marco Verdura,
Italia


Al cinema Anteo di Milano esiste una rassegna di film in lingua originale. Il mio ricordo, però, si riferisce a quando la sala era unica (e non 100 - 200 - 300 come adesso), ovviamente il biglietto non aveva il posto numerato ed allo spettacolo delle 17,20 (mi sembra, non 17,40 come ora) gli spettatori erano pochi. La strategia era rodata: scegliere il posto corridoio e su quello accanto impilare borsa, cappotto (se di stagione) e quant'altro per tenerlo occupato. Questo perché il più delle volte, a spettacolo cominciato, succedeva. Con la coda dell'occhio vedevo un tipo appropinquarsi e sedersi - a sala praticamente vuota - accanto. A quel punto l'attenzione, che prima era rivolta a cercare di comprendere cosa dicessero nella lingua della perfida Albione, era rivolta a cercare di comprendere le intenzioni del vicino. Non ho mai capito se fossero maniaci acculturati o di madrelingua inglese.
Italia

martedì 30 aprile 2013

Al cinema d'animazione! Osbourne Cox e Elisa Pagliarani



Al cinema da soli (potrebbe anche diventare il titolo di un blog). Non nel senso di non accompagnati, ma nel senso di essere gli unici spettatori. A vedere Dumbo al cinema parrocchiale Belvedere di Vercelli, un sabato sera di tardo autunno di parecchi anni fa. Io avevo già sui 27 anni, in compagnia di quello di oggi é mio marito. Noi due soli. Nonostante l'età non avevo mai visto il film. Penso di averpianto tutte le lacrime della mia vita. Un film bellissimo.

Osbourne Cox, spettatrice del cineforum di rho
Italia


Erano le vacanze di Natale e io e il mio ragazzo decidiamo di andare a vederci un film. La scelta non era particolarmente vasta, o meglio, esclusi i film di De Sica, Boldi e simili, non rimanevano molte altre opzioni. Essendo particolarmente appassionata di cartoni animati, propongo (impongo) di andare a vedere Le 5 leggende. Scegliere film/cartoni è sempre molto rischioso, per cui prima di decidere preferisco guardarmi i trailer e leggere un po’ di recensioni in internet; così ho fatto nel caso in questione e dopo una piccola (e forse troppo poco approfondita) ricerca mi convinco che sia la scelta migliore: il film mi sembra costruito sulla falsa riga di Shrek e quindi sufficientemente divertente e piacevole anche per un pubblico ormai cresciutello.
Passo a comprare io biglietti nel pomeriggio, sicura così di avere dei buoni posti centrali; la sera ceniamo e poi ci dirigiamo al cinema. Avendo lui offerto la cena, insisto per non farmi pagare i biglietti.
Andiamo dunque, non con poche riserve da parte di lui, al cinema. Appena entrati in sala mi rendo conto che la situazione è critica: l’età media dei presenti è di circa 20-25 anni (questo considerando però nel calcolo anche i genitori accompagnatori). L’innumerevole quantità di sedili rialzanti che si trovano solitamente accatastati all’ingresso della sala sono tragicamente tutti disposti su tre quarti dei sedili per permettere a quei piccoli demoni di arrivare, almeno col naso, all’altezza del sedile davanti. I miei fantastici biglietti centrali ci fanno sedere esattamente in mezzo a questa concentrazione di bambini strillanti ricoperti di popcorn. Il film sta per cominciare e ancora non ho avuto il coraggio di girarmi verso il mio ragazzo che, nel frattempo, non aveva ancora detto nulla; comincio a sentirmi profondamente in colpa e ringrazio il momento in cui (forse spinta da una qualche sorta di potere premonitore) mi sono imposta di offrire io i biglietti del cinema.
Non sto qui a raccontarvi quanto il film sia stato un vero e proprio supplizio; non soffrivo così tanto
da La passione di Cristo, film in latino e aramaico sottotitolato della durata di 2 ore e mezza di cui 90 minuti solo di flagellazione. Fortunatamente il mio sventurato accompagnatore si è addormentato per un bel pezzo di film risparmiandosi quell’iniezione nauseante di diabete che, anche da bambina, mi avrebbe lasciata al quanto disgustata.
Usciamo dal cinema e comincia a crescere in me il timore che decida di lasciarmi lì obbligandomi a tornare a casa a piedi (come biasimarlo). Fortunatamente, dopo tanti sorrisi e qualche mea culpa, riesco a limitare la sua reazione ad un “te il film non lo sceglierai MAI piú!”. A marzo l’ho trascinato a vedere Il mago di OZ…

Elisa Pagliarani,
Italia



lunedì 29 aprile 2013

Al cinema! Annalisa Feola e Živilė Einikytė

 Chissà perché ora che mi trovo a pensare ai film visti di recente la mia memoria a breve termine è totalmente azzerata. I ricordi vividi e un po' più memorabili sono quelli che mi proiettano indietro di anni, a quando ero piccola e ogni spettacolo al cinema mi sembrava una piccola avventura. Non muoio dalla voglia di sfoggiare titoloni come Jurassic Park oppure Nightmare, ma si sa che le prime volte sono sempre quelle un po' speciali che, chissà perché, non si dimenticano piú. E quindi, se devo raccontare di "quella volta al cinema quando...." mi ritrovo più o meno a 10 anni, in estate in campeggio, a lottare con i miei genitori per poter andare con le amiche a vedere un film "da grandi". Mi ritrovo al buio in una stanza (stiam pur sempre parlando del cinema di un campeggio) trepidante per l'attesa dell'inizio del film. Mi ritrovo con la mano davanti agli occhi forse alla seconda scena, non appena sullo schermo sono comparse le unghie affilate di Nightmare... eeee .... sì, alla scena successiva, o poco dopo, mi ritrovo fuori dal cinema insieme a tutte le altre!
Insomma...il mio ricordo più vivo di un'esperienza al cinema riguarda un film neppure visto...ma è stato bello così, ci siamo sentite grandi per qualche minuto ... per poi essere riportate alla nostra realtà di bambine fifone! ... Dai, meno male che qualche tempo dopo con Jurassic Park è andata meglio e sono riuscita a resistere fino alla fine...

Annalisa Feola, designer e blogger Chez moi à Bordeaux
Italia (temporaneamente Francia)



Una delle mie proiezioni più memorabili è avvenuta nel 2009, a luglio. C'era il festival di Thomas Mann a Nida, una bellissima località turistica lituana. Una sezione del festival comprende alcune proiezioni che hanno luogo di fianco al faro, su una collina circondata da alberi.
Era un film tragicomico, Summer in Berlin, ed era sera. Ciò che mi è rimasto nei ricordi -l'atmosfera creata dal film era incredibile- è la gente seduta sul prato, il buonumore condiviso: le risate e i sorrisi insieme. La miscela dell'atmosfera del film con l'essere-in-un-cinema-all'aperto ha creato un momento unico che ci ha incoraggiato ad avere più eventi estivi in Lituania, attimi che possano riunire persone solo per rilassarsi, godersi un bel film e creare ricordi.

Živilė Einikytė, Vice President for Out Going Exchange and Communication in AIESEC Lithuania
Lituania



original english text
My one of the most memorable screening experience was in 2009, July. It was Thomas Mann festival in Nida, beautiful Lithuania resort. Part of the festival program is screenings, which are made near the lighthouse, in the hill which is surrounded by trees. And there was a tragicomic movie, Summer in Berlin, which was shown in the evening.  What stayed in my mind from the screening - the atmosphere created the movie was amazing- people sitting on the grass, sharing good mood, smiles and laughing together. Movie atmosphere and ‘open theatre’ surrounding created incredible moment which only encourages to have more summer events in Lithuania which gather people to relax, enjoy good movie and create moments.

Živilė Einikytė, Vice President for Out Going Exchange and Communication in AIESEC Lithuania
Lithuania


martedì 23 aprile 2013

Al cinema (altro che 3d)! Paola Corti



Parigi autunno 1991, credo.
Un pomeriggio decido di andare al cinema. Nonostante la mia scarsa capacità di comprendere ogni altra lingua rispetto all'italiano. Mi dirigo verso i Campi Elisi. Guardo affascinata i cartelloni pubblicitari in rilievo dei cinema. Poi ne scorgo uno più piccolo, in programma The Mahabharata di Peter Brook. Non l'ho ancora visto. Non ricordo se perché in Italia non è ancora uscito o perché non sono andata a vedermelo. Comunque decido di entrare.
Alla cassa due arzille signore, sui settanta l'una, coetanea l'altra. Il biglietto fuoriesce come per magia, accompagnato da un sorriso, da una fessura sul bancone. E' un rettangolino di cartone pastello come quelli che si usavano sui tram. La signora alla cassa me lo da, l'altra si alza e mi accompagna in sala. Non parlo (non so farlo), ma sorrido grata e un pochino commossa. La sala è piccola tutta di legno, le parete, le sedie, il pavimento con un pochino di rosso qua e là (o perlomeno così me la ricordo). Mi siedo un po' in fondo, la signora si ferma a chiacchierare col signore seduto due fila più in là. Le luci si spengono. Inizia il film. Tre ore e passa di cinema che sa di passione antica. All'intervallo la signora rientra, richiacchiera con alcuni spettatori, come fossero amici cari. L'altra la immagino, intanto intenta in cabina a cambiar la bobina. Mi trovo a pensare che bello se non morissero mai, queste signore e questo cinema. Forse è per questo che a distanza di tanto tempo, mi ritrovo ancora a fare la cassa d'inverno e d'estate in cinema che spero assomiglino, anche solo un pochino, a quello.

Paola corti, esercente barz and hippo
Italia

Un cinema che fa acqua da tutte le parti (nel senso buono) Roberta Tocchio e Valentina Franceschini




Avevo solo 11 anni quando uscì Titanic e sinceramente di Di Caprio non me ne poteva fregare di meno. Ma tutte le mie amiche erano pazze di lui e così a vedere il film ci andai anche io. Al cinema d'estate che facevano all'epoca in un cortile di Rho. Il film, c'è da ammetterlo, è ricco di pathos e dopo aver penato a lungo per Jack e Rose, finalmente i due si dichiarano tutto il loro amore. Ma poi arriva l'iceberg e la storia la conosciamo tutti. La nave inizia ad allagarsi piano piano e insieme ad essa... inizia a piovere, sempre più forte a mano a mano che le scene di allagamenti si susseguono: altro che cinema 3D!

Roberta Tocchio, blogger ricette culturali
Italia




La prima volta che sono andata al cinema da sola è stato per To Rome with love al cinema Giorgione, a Venezia. Volevo assolutamente vedere quel film, ma i miei amici erano tutti sotto esame e non riuscivo a schiodarli dalla biblioteca. Una sera mi sono convinta e sono entrata in sala. Faceva già caldo, e le finestre del cinema erano aperte. Fin dai trailer, dal campo accanto al cinema erano udibili distintamente le voci di alcuni bambini e di un gruppo di turisti americani che bevevano prosecco in un bacaro. Non ero affatto infastidita dai rumori che provenivano dall’esterno, anzi, trovavo che si integrassero perfettamente con il film. Mentre nella pellicola si susseguivano tutti i cliché degli italiani nella capitale, sotto la finestra della sala alcuni turisti stavano sperimentando una tipica esperienza del belpaese: vino, crostini col pomodoro, gondolieri cantanti.
Ero talmente immersa in una serie di pensieri pittoreschi sulla Serenissima da non rendermi conto che improvvisamente dal campo non proveniva più alcun rumore. 
Alla fine della proiezione ho sorriso come di rito agli altri spettatori (Venezia è sempre un paese), e sono uscita sognante dal cinema. Nel mio delirio romantico non mi ero resa conto che la laguna aveva invaso le calli e che ero immersa nell’acqua fino ai polpacci, ovviamente munita solo di un paio di ballerine. Ecco spiegato il silenzio fuori dalla sala. Venezia aveva reso unica quella proiezione, e probabilmente è stato il motivo per cui il film mi è piaciuto così tanto, al contrario dei miei amici. E chissà quei turisti americani quanto avranno trovato “so italian” i veneziani che, bestemmiando, erano corsi a barricarsi in casa.

Valentina Franceschini,
Italia



lunedì 22 aprile 2013

(L'intervallo) Al cinema! Valentina Ronzoni e Paola Corti



Era il periodo di Natale ed ero in vacanza in montagna con la mia famiglia, potevo avere la metà degli anni che ho ora; quella sera avevamo deciso di andare al cinema perché davano l’ultimo film di Benigni, da poco nelle sale.
La vita è bella non è certo un film di quelli che si dimenticano, e fin qui ok. Ma la ragione per cui quella proiezione non la scorderò è abbastanza strana.  Il primo tempo è stato l’incubazione di una pipì furibonda, che ha cominciato a manifestare i suoi primi sintomi verso l’intervallo –momento che sarebbe stato perfetto per disfarsi del fastidioso stimolo sul nascere se io non avessi scelto di cedere alla pigrizia, alimentata dall’ingannevole vaghezza di quella sensazione-.  Trascorso il benedetto intervallo vegetando nella poltroncina di velluto, ho cominciato a sentire i primi segni di disagio a secondo tempo iniziato e la cosa si è fatta via via più impellente: nonostante avessi ben individuato il segnale luminoso ad indicazione dei bagni, non riuscivo nemmeno a prendere in considerazione l’idea di alzarmi nel bel mezzo della proiezione, costringendo buona parte dei miei compagni di fila a contorsioni varie ed il resto degli spettatori nelle file dietro ad evitare con lo suardo la mia figura che attraversava lo schermo. Troppo, troppo timida. Anche se il fastidio si era ormai trasformato in vero dolore, la vergogna e l’imbarazzo di diventare la protagonista del film per qualche secondo mi incollavano alla poltroncina come fosse un wc; sudavo ed avevo delle specie di crampi in tutta la pancia, ma tenevo duro cercando di concentrarmi il più possibile sul film, pregando che ogni scena fosse l’ultima. Fin quando l’ultima è arrivata davvero, ed io sono stata una molla. A rotta di collo verso il segnale luminoso, e poi la libertà.
Inutile dire che da allora faccio sempre pipì prima di andare al cinema, e che La vita è bella ho dovuto rivederlo.

Valentina Ronzoni, architetto
Italia




Diciotto anni o giù di lì. Uno dei miei primi turni come maschera al cinema Capitol di Vimercate (erano ancora i tempi in cui in una monosala di provincia il sabato e la domenica la maschera era necessaria). Entro in sala anch'io e rivedo, non so per quale volta, La mia africa: non che mi piaccia, ma l'alternativa è la noia nell'atrio. La Streep è in Africa. A un certo punto, non si sa bene come e perchè, scende da un aereo “guarita” dalla sifilide. Un dubbio atroce mi assale: “ma prima non doveva prenderla la sifilide? Io mi ricordo che anche l'ultima volta l'aveva presa la sifilide. Perché oggi non ha preso la sifilide?”. Esco e trovo seduto nell'atrio, distrutto con le mani nei capelli, Mauro, l'operatore. “Come mai non ha preso la sifilide?” “Il film è su quattro bobine: ho messo la I del II tempo anzichè la II del I. E ormai siamo quasi a metà, non posso fermare e tornare indietro. Non ci stiamo coi tempi.” Breve consultazione e decidiamo di fare l'intervallo poco dopo, cercando di rispettare la regola che il econdo tempo è un filino più corto del primo e di far finta di niente. Solo uno spettatore, su ottanta e passa presenti in sala all'uscita, ci chiede come mai sui giornali c'è scritto che il film durava quasi tre ore quando invece sono poco più di due. Noi imbarazzati, certi che nessun altro ci senta, gli spieghiamo l'accaduto e gli rimborsiamo il biglietto.

Paola Corti, esercente cinematografico barz and hippo
Italia